IL COMPRESSORE:

Il compressore è il processore al quale nessun fonico può rinunciare, soprattutto adesso, che la destinazione del nostro master finale dovrà subire i limiti di dinamica degli mp3, oppure dei più incrfedibili settaggi di equalizzazione e mastering delle radio e delle televisioni, oppure delle più svariate trasformazioni nei codec video dei cd rom o dei filmati per Internet.
Insomma, se il nostro master potrà essere ascoltato da un normalissimo lettore cd a 16 bit, in un imbianto hi fi discreto…sarà per un puro miracolo, ormai siamo nell’era del “podcasting”,
che a mio avviso vuol dire…che ognuno ormai fa quello che gli pare!

Il compressore lavora sulla dinamica di ingresso, ne riduce l’ampiezza se esubera da una soglia prestabilita, per poi restituire gli stessi decibel in uscita di quanto lo abbiamo abbassato. Facendo così guadagnamo in potenza.
A volte è meglio un mix non curatissimo, ma che “pompa” forte, l’effetto psico-acustico che risulta è comunque sempre apprezzato.
E’ un uso che in questi anno ha penalizzato i il lavoro sui piani sonori come si usavano una volta, sopratttto nel pop i “pianissimo” e i “fortissimo” non esistono quasi più, ma è cambiata anche la musica in questi anni, le canzoni sono più corte, devono “sparare forte in radio” e più nessuno fa partire un ritornello oltre i 50 secondi.

SOGLIA:
Il compressore ha vari settaggi di regolazione,
il primo importante è la soglia :THRESHOLD.
Il valore si misura in db ed è il punto in cui il compressore inizia a funzionare.

diagramma.jpg

RATIO:
Il secondo settaggio è la RATIO,
cioè il rapporto entro il quale l’ampiezza viene ridotta, ma solo sopra la soglia,
il segnale in basso rimane inalterato.
I vari set di ratio sono 1:1 – 2:1 – 3:1 – 4:1 e così via.
Analizziamoli:

1:1 non succede niente, il segnale entra e esce intatto.
2:1 Sopra la soglia stabilita il segnale viene dimezzato,
cioè se il suono supera di 20db la soglia (Threshold)
diminuirà di 10db

e cosi via 3:1 – 4:1 saranno rapporti di compressione sempre più incisivi
fino ad i livelli estremi oltre i 10:1 in cui il compressore si trasforma in un LIMITER,
praticamente fa “un muro” quasi insuperabile.

ATTACCO:
L’altro settaggio importante è il TEMPO DI ATTACCO.
Il compressore entra in funzione più o meno velocemente, e l’unità di misura di regolazione è in millisecondi.
Questo settaggio è fondamentale nella musica, facciamo alcuni esempi,
mentre registriamo un basso elettrico, un tempo di attacco veloce “taglierà” il pizzicato del polpastrello, un tempo lento invece farà passare il pizzicato e fermerà l’intensità del basso successivamente. Nel funky è nel rock si utilizzarà un attacco lento, nel pop invece un attacco veloce per amalgamare meglio il basso sulla cassa della batteria.

Un altro esempio è simile sul rullante, un attacco lento valorizzerà il suono della bacchetta che sbatte sul bordo, un attacco rapido schiaccierà il rullante con un effetto di “pompaggio” forte. Questo tipo di compressione con una soglia 3:1 e un Plate Reverb magari Lexicon renderanno il rullante uno “sparo” meraviglioso.
attaccoerilascio.jpg

RILASCIO:
L’altro 2 set sono: il TEMPO DI RILASCIO ( Release time), importantissimo perchè è la soglia in cui il compressore scende a zero, e il TEMPO DI TENUTA (Hold time) il tempo in cui il compressore è in azione.
Insieme formano una coppia formidabile poichè con i loro settaggi si riesce a volte a trasformare un suono o a salvare una registrazione sbagliata.

Facciamo l’esempio del solito basso elettrico.
Nelle ballad spesso si suona le note lunghe, il tempo di tenuta deve essere lungo e deve durare a volte un intera battuta di 4/4 per poi scendere subito e dare la possibilità di suonare la nota successiva. Il risultato sarà un bel basso perfettamente stabile e amalgamato
con il brano.
Oppure immaginamo un rullante “vero” in un ambiente naturale, un bel reverbero vero di un secondo e mezzo. Con un tempo di tenuta lungo, il reverbero viene
messo in secondo piano, con un tempo di tenuta corto il reverberò sarà più potente del rullante stesso.
Nel pop spesso si schiacciano molto i rulanti con un attacco veloce, e veloce anche il tempo di tenuta, per lasciare tutta la magia dell’ambiente “vero” in cui è stato registrato che “scoppia fuori.
Famose sono le batterie degli U2 con gli ambienti in primo piano,
in cui si sente benissimo il microfonaggio multiplo che riprende stereofonicamente oltre ad i pezzi della batteria, anche l’ambiente circostante.

SOFT e HARD KNEE:
La traduzione in italiano e buffa: GINOCCHIO DURO e GINOCCHIO MORBIDO,
però rende l’idea bene.
Sono 2 tipologie di compressore, in quasi tutti gli apparecchi si può scegliere il primo o il secondo metodo, secondo l’intervento che si vuole avere.

COMPRESSORE MULTIBANDA:
Questo tipo di compressore è usatissimo nel mastering, dove è necessario intervenire solo su alcune frequenze, oppure si deve usare tempi di attacco e rilascio diversi in base alle frequenze.
A volte l’uso è altamente creativo, un compressore multibanda può diventare un de-esser,
o un de-pop, cioè può essere settato l’intervento solo sulle frequenze dai 5000-7000hz
per limitare le sibilanti, oppure da 80 a 150hz per correggere una registrazione con troppe “P” (esplosive) in evidenza.
Si può usare per correggere una chitarra con troppi cigolii e sfregamenti alle corde, oppure nel master finale per limitare solo alcune bande di frequenza sbagliate durante il mix e ottenere più dinamica.
negli anni passati in SALA TRANSFER per la realizzazione della “lacca master” per il vinile,
si usava molto gli equalizzatori a terzi di ottava per fare veri e propri “tagli”, togliendo a volte anche moltissime armoniche.
Oggi si usa molto di più i compressori multibanda, che correggono senza togliere quasi niente, anzi rinforzano moltissimo la dinamica generale.
I compressori hardware sono a volte estremamente costosi e fabbricati solo da marchi prestigiosi, oggi molti plug-ins per software audio sono una valida alternativa.
Il plug-in L3 della Waves sul missaggio finale a volte è un vero “miracolo”.
l3.jpg

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