In questi giorni si torna a parlare di Auto-Tune, soprattutto dopo alcuni episodi dal vivo in cui, per un problema tecnico, il sistema si è disattivato e ha lasciato emergere una realtà vocale ben diversa da quella che siamo abituati ad ascoltare nei brani prodotti in studio.
La tentazione è quella di concludere: “Ecco, l’Auto-Tune rovina la musica e chi lo usa non sa cantare.”
Io, invece, non la penso esattamente così.
L’Auto-Tune, come qualsiasi altro strumento tecnologico, non è né il bene né il male. Può essere utilizzato in modo creativo, come scelta estetica, come effetto sonoro, per costruire un’identità musicale. In questo senso, nulla da eccepire. Anzi, quando è usato consapevolmente può diventare parte integrante del linguaggio di un artista.
Il problema nasce quando da strumento creativo diventa una stampella.
E qui mi viene un dubbio: quanta parte delle nuove generazioni di cosiddetti cantanti utilizza determinati strumenti non perché ne abbia bisogno artisticamente, ma perché non ha voglia di dedicare tempo alla propria voce?
Perché cantare, piaccia o no, è anche un lavoro sul corpo.
Respirazione, sostegno, emissione, intonazione, controllo, dinamica, articolazione, colore e soprattutto consapevolezza del proprio timbro: sono tutte cose che si possono studiare e migliorare.
E forse, in molti casi, non servirebbero nemmeno anni di studio.
Un periodo serio e costante con un buon insegnante di canto potrebbe già fare una differenza enorme.
Non per trasformare tutti in fenomeni vocali, naturalmente. Ma per mettere una voce nelle condizioni di esprimersi al meglio delle proprie possibilità, senza affidare alla tecnologia ciò che dovrebbe, almeno in parte, essere nelle capacità dell’interprete.
Per questo non demonizzerei l’Auto-Tune.
Demonizzerei piuttosto la pigrizia.
Perché se utilizzo un effetto per ottenere un risultato artistico che ho scelto consapevolmente, ben venga la tecnologia.
Se invece lo utilizzo perché non voglio studiare, non voglio allenare la voce, non voglio lavorare sull’intonazione e sul respiro, allora il problema non è il plug-in.
Il problema è che sto usando la tecnologia per evitare di imparare a fare ciò che dovrei saper fare.
E forse dovremmo tornare a distinguere tra un cantante che sceglie di usare l’Auto-Tune e un cantante che ha bisogno dell’Auto-Tune per poter cantare.
Sono due cose molto diverse.
La tecnologia può migliorare, colorare, trasformare e persino reinventare una voce.
Ma prima di tutto, una voce dovrebbe esserci. Bacibaci